I filari ordinati di un vigneto salentino sotto il cielo terso
I filari ordinati di un vigneto salentino sotto il cielo terso. Foto: Angelomagic · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una terra di uve rosse

Il Salento è pianeggiante, luminoso, battuto dai venti che arrivano da due mari. Su questi terreni rossi e calcarei la vite si coltiva da secoli, e la vocazione è soprattutto per le uve a bacca nera. Per molto tempo il vino della zona ha viaggiato sfuso verso altre regioni, dove serviva a dare corpo e colore; negli ultimi decenni le cantine locali hanno puntato sempre di più sull'imbottigliamento e sulle denominazioni di origine. Oggi leggere un'etichetta salentina significa riconoscere pochi vitigni, ma interpretati in modi molto diversi.

Il negroamaro, il vitigno di casa

Se c'è un'uva che identifica questo territorio è il negroamaro. È il vitigno più diffuso nelle province di Lecce e Brindisi e la base di quasi tutte le denominazioni della zona. Sull'origine del nome circolano diverse ipotesi; una delle più diffuse lo legge come un doppio richiamo al colore scuro, dal latino e dal greco, mentre altri preferiscono collegarlo alla nota lievemente amarognola del vino.

Nel bicchiere il negroamaro dà rossi di colore intenso, con profumi di frutta scura, note speziate e una chiusura asciutta. Spesso è affiancato da piccole quote di malvasia nera, che ne ammorbidisce il profilo. Le versioni giovani accompagnano bene i piatti di tutti i giorni, quelle affinate più a lungo reggono carni e formaggi stagionati.

Il primitivo

Il primitivo deve il nome alla maturazione precoce: è fra le prime uve a essere pronte per la vendemmia. La sua denominazione più nota è legata all'area di Manduria, fra le province di Taranto e Brindisi, ma il vitigno è coltivato in tutta la penisola salentina. Dà vini più morbidi e caldi del negroamaro, ricchi di frutto maturo e spesso con una gradazione alcolica importante. Conviene berlo con cibi saporiti e senza fretta, a una temperatura non troppo alta, soprattutto d'estate.

I rosati, una tradizione antica

Il Salento ha una lunga consuetudine con i vini rosati, ottenuti lasciando il mosto a contatto con le bucce del negroamaro solo per poche ore. Non è una moda recente: a Salice Salentino, nel 1943, venne imbottigliato quello che è considerato il primo rosato commercializzato in bottiglia in Italia. I rosati salentini hanno colore che va dal cerasuolo al rosa tenue, profumi di piccoli frutti rossi e una freschezza che li rende adatti a molti piatti, dal pesce alle verdure, fino ai fritti. D'estate sono spesso la scelta più sensata a tavola.

Le denominazioni intorno a Monteroni di Lecce

La provincia di Lecce ha diverse DOC, spesso con i nomi dei paesi che le ospitano. Ecco come orientarsi nella zona a ovest del capoluogo:

  • Copertino DOC: secondo il disciplinare, la zona di produzione comprende i territori di Copertino, Carmiano, Arnesano e Monteroni di Lecce, oltre a parte di quelli di Galatina e Lequile. Prevede rossi e rosati a base di negroamaro. È quindi la denominazione in cui rientrano i vigneti di Monteroni.
  • Salice Salentino DOC: poco più a nord-ovest, comprende Salice Salentino, Veglie, Guagnano e parte di Campi Salentina in provincia di Lecce, più alcuni comuni del Brindisino. Anche qui il negroamaro è protagonista, in rosso e in rosato.
  • Leverano DOC: limitata al territorio del comune di Leverano, confinante con l'area di Copertino.
  • Negroamaro di Terra d'Otranto DOC e Salento IGT: denominazioni più ampie, che coprono l'intero territorio delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Come assaggiarli

Il modo più interessante per conoscere questi vini è visitare le cantine, molte delle quali propongono degustazioni su prenotazione. Il momento più animato dell'anno è tradizionalmente l'ultimo fine settimana di maggio, quando in tutta Italia si svolge Cantine Aperte, promossa dal Movimento Turismo del Vino: in Puglia partecipano numerose aziende, con programmi diversi da una cantina all'altra. Anche la vendemmia, fra fine estate e inizio autunno, è un buon periodo per vedere i vigneti al lavoro.

Qualche indicazione semplice per la tavola: rosato fresco con fritti, verdure e pesce; negroamaro giovane con primi al sugo e carni alla brace; primitivo con formaggi stagionati e piatti più ricchi. E se visitate più cantine nella stessa giornata, organizzatevi in modo che chi guida non beva.

Per date, modalità di partecipazione e aziende aderenti a Cantine Aperte fate riferimento ai canali ufficiali del Movimento Turismo del Vino e delle singole cantine, che aggiornano il programma ogni anno. Chi soggiorna a Monteroni di Lecce si trova proprio dentro una zona di produzione: una bottiglia comprata in cantina, qualcosa sul barbecue del giardino e la serata è organizzata.

I sapori del Salento, nella vostra cucina

A Masseria Cecora ogni soluzione ha la sua cucina attrezzata, e il giardino ha il barbecue: i prodotti comprati in giro per il Salento si cucinano a casa, con calma.